Il 2009 è stato un anno di merda, è una soddisfazione chiuderlo. Il 2010 ha aperto le porte...
Ieri avrei scritto di quanto il mio cervello non sopporterebbe pensieri utopici, ma non ce la faccio, alla fine ci ricasco sempre come ogni anno. I buoni propositi sono una necessità, ma soprattutto un dovere per se stessi e per gli altri, esattamente nella stessa misura, se ci lasciamo annientare l'utopia di un mondo libero e migliore, con noi morirà tutto ciò che di bello vive in questo mondo e nelle stesse persone che ci vivono accanto.
Basta accontentarsi delle piccole e fittizie illusioni quotidiane, di quei piccoli sorrisi che fiaccamente deformano i visi dei nostri famigliari e dei nostri amici. Basta essere zombie, cercando affannosamente di aggrapparsi al più lieve segno di piacere materiale, per dimenticare, dimenticare quanto la società sia abietta e imperturbabile, condannata a un'avvilente ed eterna maledizione di corruzione morale e politica. Oggi vi dico di avere maggiore consapevolezza della sofferenza ed amarla come la vecchia fotografia della più cara persona da ricordare, non è fuggire inorriditi da essa che vi aiuterà ad evitare una pena spiacevole, bisogna comprendere a fondo il dolore dell'umanità per guarire l'umanità stessa. E' qui che risiede la forza per il primo passo verso l'attivismo. Ritrovate nell'abisso della vostra mente la freschezza e la flessibilità della coscienza, dimenticate di essere uomini di carne e ricordate di essere solo spirito. Smascherate gli impostori e sbarrate le loro bocche, in questo tempo non c'è più spazio per le bugie, sradicate i semi dell'integralismo e del fondamentalismo. C'è urgente bisogno di questo. Chi mi ha capito mi segua.
Detto ciò, scendo dalla pedana del podio (con imbranata e ingenua vergogna) e inizio a parlare di cose meno ma neanche troppo poco importanti. Ho due buoni propositi cinefili per iniziare l'anno nuovo in questo blog.
- Il primo è un regalo:
Qualche settimana fa in un forum (precisamente in
questo) ci si stava chiedendo a quale film, uscito al cinema lo stesso anno in cui siamo nati, siamo più legati. Io dopo un'accurata ricerca su mymovies ho capito di essere legato moltissimo al sesto Decalogo di Kieslowski "Non commettere atti impuri", un mediometraggio straordinario e toccante che vi consiglio di vedere immediatamente. Non ha nessuna importanza se non avete visto i precedenti cinque mediometraggi del Decalogo. Insomma, muovete il mouse dritto su download!
- Il secondo proposito non so quanto può interessarvi, probabilmente nulla ma siccome il blog è mio abbiate pazienza. E' una top 5 dei film usciti nel 2009 (modestissima, non posso aver visto tutti i film dell'annata quindi è appesa a un filo provvisoriamente modificabile) che mi hanno più affascinato e che vi consiglio di darli almeno un'occhiata. Non sono in ordine di bellezza, perché a mio parere non può esserci in termini quantitativi ma solo qualitativi (e questo implica al discorso della diversità), prendetelo come un'ordine di "necessità":
1) Il Nastro Bianco di Michael Haneke.
Palma d'oro a Cannes. E' film mortificante e intenso, durante la visione si prova un disagio indescrivibile, l'intimità tra i rapporti umani è continuamente oppressa dalla rigorosa e aberrante educazione protestante e dall'autorità feudale. I personaggi si muovono con toni plastici (alla Bresson) in un b/n con contrasti forti e un'atmosfera algida (alla Dreyer). Il male si semina nei giovani bambini silenziosamente dietro quella oppressione. Semi dai quali probabilmente fioriranno aridamente i futuri nazisti protagnisti di una delle tragedie più grandi della storia della umaità. Haneke non giunge a precise e semplicistiche conclusioni , si allonta da qualsiasi forma di moralismo, la sua è un'indagine sociale che possiede nel ritmo la freddezza documentaristica ma che nel suo aspetto possiede un'espressione artistica lugubre e suggestiva.
Una delle sequenze più efficaci e memorabili è sicuramente il piano sequenza in cui i bambini rubano lo zufolo al figlio del padrone feudale, Haneke in un'immagine riesce perfettamente a dare un moto naturale alla violenza che ne è derivata dalla sopraffazione di una classe sociale su un'altra, così lo zufolo acquista una forza simbolica straordinaria.
Ma il film è tutto ricco di pianosequenza, alcuni particolarmente ombrosi e loschi, che lasciano intuire qualcosa di terrificante dietro le apparenze dei personaggi, mi viene in mente quello in cui il figlio del dottore sorprende il padre e la sorella svegli di notte e chiusi nella stanza dello studio... anche se concretamente la prova di un rapporto sessuale non c'è, lo strascico del perverso disagio è onnipresente dalla posizione del padre attento a non voltarsi verso il figlio e dalle parole sonoramente disperse della sorella.
Qualcuno disse che "L'arte comincia con il senso dell'inutile", Haneke fa dell'inutile uno straordinario microcosmo per indagare sul mistero della natura umana e sulle sue relazioni con il male. Ogni gesto, ogni particolare di questo film non è a caso, è una ricerca che finisce col mortificare la mente dello spettatore, perché è lui che ricerca un significato dietro quelle
inutili apparenze rappresentate nella loro totale ambiguità e misteriosità. Il film si chiude fisicamente e psicologicamente all'interno di una Chiesa, probabilmente la più grande e piacevole menzogna dell'essere umano, l'unica capace ancora di sfuggire alla verità e alla comprensione della natura umana.
Da citare anche la sequenza del bambino mentre viene accusato dal Padre di onanismo, la brutalità e l'attesa dell'accusa dei dialoghi ha una potenza che arriva dritta al subconscio.
Il film è stato veramente sottovalutato dal pubblico, sono rimasto piuttosto sconcertato e deluso dai pochissimi entusiasmi e dai toni tiepidi nei confronti di questo capolavoro, che per me tale è e come tale rimarrà.
2) Mary and Max di Adam Elliot.
Questo film d'animazione in stop-motion è tratto da una storia vera, se svelerei la trama rovinerei gran parte della visione. Mi permetto solo di dire che si tratta di un film estremamente commovente, un gioiello che vi arriverà dritto al cuore, statevene certi.
In Italia purtroppo non è ancora uscito, forse probabilmente non arriverà mai, ma non disperate, potete trovare una versione sottotitolata su internet.
3) Vincere di Marco Bellocchio.Ricordo che lo vidi l'estate scorsa al cinema. Uscì dalla sala sconvolto e angosciato, apprezzai il ritmo, la velocità, la violenza con cui Bellocchio ha deciso di comunicare questa storia. La prima parte è un pò priva di pathos, di dialoghi incisivi (forse per paura dei cliché), però l'aspetto estetico cupo e notturno è notevole. La seconda decolla ed elettrizza come un elettro shock al cervello. Ci viene scaricato tutto l'orrore in faccia, la violenza psicologica del fascismo è resa molto bene, con tutte le sue continue menzogne, oppressioni e aggressioni, non c'è respiro, il dramma di Ida Dalser colpisce come un pugno sullo stomaco, la sua ostinazione per l'amore di Mussolini è disturbante, ed è proprio a causa di questa sua solitaria fede che alimenta sempre più dentro se stessa che il finale si trasforma in una sconfitta insopportabile che la mente fatica a comprimere e metabolizzare (devastante come la scena in cui Ida guarda dritta all'obbiettivo mentre viene riportata in manicomio). La Mezzogiorno, se a qualcuno in passato non aveva convinto (come il sottoscritto), questa volta è impossibile non rimanerne commossi e impressionanti, quel lungo piano sequenza che riprende il suo primo piano durante l'interrogatorio, è brutale quanto straordinario. E' molto dreyeriano.
Filippo Miti è probabilmente meno impressionante, la sua recitazione è isterica e teatrale, ma interpretare un personaggio come Mussolini non lascia grandi spazi interpretativi.
Interessate e struggente la scelta di far reinterpretare da adulto il figlio di Ida a Miti, come se l'irrisolvibile divario che separa i loro corpi (Dalser/Mussolini) è l'amara iterazione di un girone infernale dantesco. Finale distruttivo, disturbante ed al contempo esaltante, a me ha tolto il fiato. Da segnalare una colonna sonora composta da Carlo Crivelli veramente coinvolgente, era da tempo che non se ne sentiva una
così.
4) Ricky di François Ozon.Di questo film ne ho già parlato ampiamente
sul blog, proprio recentemente. E' un Ozon che merita, che finalmente mi ha sorpreso positivamente.
5) Antichrist di Lars Von Trier.Questo film meriterebbe da parte mia un nuova recensione meno particolareggiata sulla chiave interpretativa. Forse ne riparlerò in futuro, quando avrò il coraggio di affrontare un'altra visione. Merita comunque di entrare a far parte della cinquina del 2009 perché è indubbiamente un film visivamente efficace, al di là della sua parte contenutistica e soprattutto al di là dei giudizi morali che hanno ristretto parecchio le chiavi interpretative.
Il Prologo del film è meraviglioso, merita da solo la visione e i maggiori complimenti a Von Trier, probabilmente segnerà un piccolo pezzo di storia del cinema contemporaneo.